“RACCONTA LA TUA STORIA E ISPIRA ALTRE DONNE”

Le storie di vita sono fonte di ispirazione e di esempio.

Ti piacerebbe essere d’ispirazione per altre donne attraverso la tua storia di difficoltà, di forza, di fragilità, di coraggio?

Sei riuscita a dimagrire o hai iniziato a fare attività sportiva?

Hai cambiato lavoro o hai imparato a gestire meglio le tue finanze?

Hai migliorato le tue relazioni o hai chiuso un rapporto che ti faceva stare male?

Raccontaci come ci sei riuscita! 

Scrivi la tua storia a monjatre@hotmail.com. 

Le storie saranno pubblicate sulle mie pagine Facebook e suoi miei profili Instagram, Linkedin e Twitter.

Ogni autrice scriverà in modo spontaneo e si assumerà la responsabilità per ciò che ha scritto.

Verranno accettate solo storie di donne.

Aspetto di leggerti ❤️


La storia di Angela, Consulente di Immagine e Mamma

Mi chiamo Angela , ho quasi 46 anni e sono una consulente di immagine.

Il mio percorso lavorativo nasce in tutt'altro settore!

Dopo la laurea, infatti, ho lavorato in banca per oltre 15 anni.

E' stato bello, ma ad un certo punto qualcosa è cambiato...e come si dice...un equilibrio si rompe e ti si aggiusta la vita!

Credo che tutto abbia iniziato a vacillare in seguito ad una rapina subita in banca, una particolarmente violenta, che mi aveva portata a fare una serie di considerazioni su cosa fosse veramente importante per me.

E tutto è proseguito quando, al rientro dalla maternità, il numero di ore lontana da mio figlio iniziava a pesarmi molto, troppo; sentivo che mi stavo perdendo tanto e non volevo.

Non era possibile in quel momento concedermi una riduzione dell'orario di lavoro e anche la richiesta di un avvicinamento tardava a realizzarsi; l'ho ottenuta in seguito accettando a malincuore un demansionamento.

E mi riconoscevo sempre meno nella vita che conducevo.

Mentre cercavo di capire qual era la nuova strada che volevo percorrere, nel week-end precedente al mio trasferimento, mi sono fatta un regalo: mi sono iscritta ad un corso per diventare consulente di immagine.

Era una delle mie passioni giovanili e avevo deciso di ripartire da lì!

Ancora non pensavo che un giorno lo avrei fatto per lavoro, ma continuavo a studiare la consulenza di immagine, perchè l'argomento mi affascinava...l'armocromia...il potere dei colori...valorizzarsi per piacersi, in un mondo in cui troppe persone si sentono inadeguate a causa di modelli e canoni imposti.

Sentivo che quella era la mia strada.

Dedicavo il tempo libero a mio figlio, studiavo la sera e di giorno lavoravo, come ai tempi dell'università, ma con circa 15 anni in più!

Poi è arrivato il momento di decidere.

È quel momento in cui anche il corpo inizia a mandarti segnali.

Mi stavo spegnendo e stavo perdendo il sorriso.

Avevo deciso di voler cambiare e la nuova vita che avevo in mente metteva al primo posto il tempo da passare con mio figlio e con i miei cari, e perchè no...anche del tempo per me! Includeva il lavoro naturalmente, ma doveva essere un lavoro che, oltre ad appassionarmi, mi permettesse di tornare a vivere secondo altri ritmi: i miei! e ritrovare quella quotidianità fatta di cose semplici che per me sono l'essenza della vita.

Lasciare il precedente lavoro è stata una scelta difficile ma lucida, per la quale ho avuto la fortuna di avere il sostegno totale di mio marito e della mia famiglia.

Ho preso tutto il coraggio che avevo e ho deciso di licenziarmi e di trasformare la mia attitudine e vocazione a valorizzare le persone nel mio lavoro avviando la mia attività di consulente di immagine.

Come è successo a molti, anche a me il Covid ha rallentato e sconvolto “un po'” i piani!

Ho rivisto la mia offerta introducendo nuove consulenze on line (viso, figura e stile) che si sono rivelate molto divertenti e anche molto comode per i miei clienti!

E i workshop che avevo progettato dal vivo sono diventati webinar on line.

 


La storia di Erika, Mamma e Insegnante di Tennis

29 Giugno 1979

Mia madre si ricorderà per sempre quella data.

E non solo perché è nata inaspettatamente la sua bambina, cioè io, dopo tre figli maschi, ma anche perché anticipai di ben 60 giorni il giorno del parto.

La causa fu un avvelenamento e una fuoriuscita del liquido amniotico tanto che i medici dovettero optare per un cesareo d’urgenza.

Pesavo 1 kg esatto, come un sacchetto di zucchero del supermercato per intenderci, e dovetti stare ben 60 giorni in incubatrice.

Nel frattempo anche mia madre non ebbe vita semplice dopo quel parto allucinante, ma ne uscì più forte di prima.

A poco a poco presi peso e divenni una bimba solare ed energica.

Ma quello che caratterizza la mia storia e la mia esperienza che cambiò radicalmente la mia vita non fu questo, seppur toccante, inizio.

A due anni, era settembre e io ero in cucina con la tata, con mia mamma sempre di fretta e mio padre poco presente, combinai un bel pasticcio.

Dal tavolo della cucina agguantai una tazza bollente di the che cadde direttamente sul mio braccio sinistro e mi ustionò profondamente.

Mi fu riscontrata una bruciatura di terzo grado, che mi anestetizzò la parte, tanto che nessuno si accorse per ore dell’accaduto.

Fatto sta che per colpa o, per fortuna chissà, di quel grave accaduto, all’età di 7 anni incominciai a giocare a tennis per sviluppare i muscoli del braccio sinistro che era rimasto un po’ piccolino.

Nacque così una grande passione che mi portò a giocare e gareggiare in tutto il mondo e mi diede la possibilità di conoscere persone incredibili, città meravigliose e a fare esperienze indimenticabili.

Da 12 anni a questa parte il tennis è diventato anche la mia professione.

La frase che da sempre fa parte di me è questa: Nella vita non importa che cosa ti accade, ma come reagisci all’accaduto.


La storia di Anna e Antonella, Amiche e Insegnanti di Danza

Passione, impegno, forza d’animo, condivisione: questo è ciò che ci ha portate, poco più che ventenni, a iniziare la nostra avventura insieme.

Ricordo che ci siamo trovate nel salotto di casa a capire quali fossero i primi passi da compiere per realizzare il nostro sogno: fondare un’associazione che ci permettesse di “parlare di danza”.

Alcuni si sarebbero dovuti occupare della parte più burocratica e altri di quella artistica: due facciate di una stessa medaglia, una più razionale con regole e dettami dai quali non si può sfuggire e l’altra parte, quella che amiamo, più istintiva e in cui si esprime creatività, espressione di sé, senza margini costrittivi.

Abbiamo iniziato le nostre lezioni nelle palestre delle scuole e nei saloni delle associazioni del territorio, ma volevamo qualcosa di diverso, qualcosa di speciale, qualcosa di nostro ed è stato allora che abbiamo deciso: era arrivato finalmente il momento di avere uno spazio tutto nostro!

Antonella ho letto un annuncio sul giornale e sembrava davvero quello giusto per noi!

E lo era!

Ma come in tutti i sogni ci si scontra anche con fatiche e difficoltà: è stato un periodo pesante e difficile, sottoposte a stress, incomprensioni e tensioni tra noi.

Ma non abbiamo mai mollato: ci volevamo troppo bene, avevamo un grande sogno da realizzare ed eravamo supportate dalla nostra passione.

I lavori dovevano finire prima della metà di settembre: passavamo le nostre giornate li, respirando calce, sognando le pareti tinteggiate e la pavimentazione finita.

Non dimenticheremo mai la posa del’ultima listello di parquet: abbiamo alzato il viso e abbiamo visto le nostre sale finalmente finite; è stato un momento davvero emozionante, ce l’avevamo fatta, avevamo finalmente la nostra scuola di danza, “la nostra bomboniera”, come ci piace definirla.

Abbiamo sempre pensato che chiunque entrasse da quella porta dovesse sentirsi a casa.

Ogni giorno ci mettiamo in gioco per migliorarci, per crescere noi in primis e poter aiutare così i nostri allievi a farlo.

Volevamo un ambiente dove sentici a casa e abbiamo costruito nel tempo un luogo non solo dove crescere artisticamente, ma anche dove sentirsi accolti, protetti e ascoltati.

La nostra soddisfazione più grande è sentirci dire dalle nostre allieve che l’Iris è la loro seconda casa, la loro seconda famiglia. In questi muri quante confidenze, pianti, gioie, proposte di matrimonio, litigate, urla di contentezza per un traguardo raggiunto: l’Iris è la seconda casa di tutti noi.

Ero incinta della mia prima figlia quando l’Iris ha vinto, per la prima volta, il primo posto a un concorso: non ero lì a gioire in quel preciso momento ma non sono più mancata in tutti i successivi traguardi raggiunti, e ce ne sono stati tanti.

Abbiamo portato le ragazze in l’Italia e in Europa, abbiamo ballato in concorsi nazionali, internazionali e mondiali, raggiungendo dei bellissimi risultati.

Ci sono stati degli eventi che più di altri ci hanno fatte emozionare: riuscire a rappresentare l’italia nel DWC è stata una delle soddisfazioni più belle, una competizione mondiale dove a concorrere sono le migliori coreografie delle selezioni nazionali.

Lì si vede la danza in tutte le sue forme: competono circa 10.000 ballerini provenienti da tutto il mondo e quando senti suonare l’Inno d’Italia perché la tua scuola è salita sul gradino più alto del podio è un’emozione indescrivibile, quando senti proclamare nei concorsi internazionali quella scuola, nata da un sogno di due ragazzine ventenni, come “la migliore scuola” e la coreografia presentata come “la migliore coreografia in concorso”, sono conferma che mesi e anni di fatiche, di sudore, di nottate insonni a creare, hanno realizzato ben più di ciò che avresti immaginato. Il nostro non è un lavoro facile: non ha orari, non ha regole fisse, cambia con “orario e sala”, è importante conoscere e comprendere l’allievo che si ha davanti per riuscire a tirare fuori il meglio di sé.

E anche per gli allievi non è facile, e crescendo diventa sempre più impegnativo: a volte, bisogna sacrificare la propria “vita privata”, ma quel 5, 6, 7 e 8 in sala ti scorre nel sangue ed è parte di te.

Si inizia dai 4 anni e la passione che ti cresce dentro e la voglia di ballare e “calpestare” il palcoscenico ti fanno emozionare ed esprimere chi sei attraverso la danza.

L’anno passato è stato il più duro: quando siamo state costrette a chiudere per la pandemia, a tutte noi è mancato un pezzo.

Le sale vuote, desolate, senza nessuno che si scaldasse o provasse una piroette, gli spogliatoi vuoti senza risate, battute o abbracci consolatori.

Siamo state a casa a coccolare quel sogno diventato realtà immaginando come sarebbero state le lezioni con gli allievi, decidendo i prossimi eventi.

Mancava tutto: gli allievi, le colleghe, le prove ripetute più e più volte per ottenere il risultato...tutte quelle emozioni che la danza riesce a trasmetterci e farci provare.

Non siamo saliti sul palco, non siamo riusciti a fare il saggio, ma siamo rimasti vicini, uniti, ci siamo sostenuti in tanti modi e anche se lontani, ci siamo sentiti vicini.

E' questa la nostra forza: ci aiutiamo nei momenti difficili, ridiamo delle pazzie di ognuno, piangiamo di gioia, ci sosteniamo. In questi mesi di fermo obbligatorio della scuola, gli allievi ci hanno fatto sentire la loro presenza e noi abbiamo cercato di far sentire loro la nostra.

Ci siamo augurate per tutta l’estate di poter riprendere a settembre e così è stato.

Siamo pronte a iniziare questa nuova avventura, perché ogni anno è un anno diverso.

Alcune cose però rimangono le stesse: parlare di noi attraverso la danza, emozionarci e far emozionare chi ci guarda, che sia in uno spettacolo, in un concorso, in una lezione aperta o "semplicemente" durante una lezione.

La danza è l’arte che sa coniugare corpo e anima in un soffio di leggerezza.

Un linguaggio corporeo che cela parole non dette e intense emozioni.

Un piccolo attimo d’infinito che racchiude in sé l’abilità di esprimere se stessi.

La danza è la nostra vita ❤️ 


La storia di Giusi, Mamma e Car Washer

Mi chiamo Giusi, ho 45 anni, sono separata con un rapporto civile e di stima con il mio ex marito e ho due figli adolescenti meravigliosi.

Oggi faccio un lavoro che non avrei mai pensato: volevo un cambiamento e dopo varie ricerche ho trovato ciò che stavo cercando!

Partiamo dall’inizio!

Ho cominciato il mio percorso lavorativo, molto giovane, come commessa in un negozio di abbigliamento donna: non solo mi piaceva, ma mi riusciva molto bene.

Ancora oggi mi piace consigliare ciò che sta bene a una donna, parlare e condividere con le persone.

Ho fatto anche l’operaia: non mi ha mai spaventata lavorare, nonostante dovessi fare i 3 turni o mansioni pesanti.

Ma questo lavoro non mi faceva sentire appagata per il tipo di persona che sono. Volevo qualcosa di mio che facesse la differenza!

Ho iniziato a pensare a cosa mancasse nel paese in cui vivevo e in quelli limitrofi.

Così ho deciso di aprire un negozio di scarpe per bambini, con scarpe personalizzate, artigianali e di qualità medio/alta.

Ho studiato tutto nei minimi dettagli.

Volevo che anche il nome fosse qualcosa di speciale e così ho scelto il soprannome che mi dava mia sorella quando eravamo piccole: “Bibui” e così ho chiamato il mio negozietto di scarpe.

Per 5 anni ho fatto tanto nella mia attività, fino a quando i miei figli sono cresciuti e le cose sono un po’ cambiate. Ho deciso di rimettermi in gioco e, per il carattere che ho, questo mi ha dato nuovi stimoli: ovviamente cercavo un lavoro innovativo, un po’ diverso dal solito.

Oggi faccio la Washer.

Vi chiederete che cosa sia!

Sono una consulente dell’auto a domicilio: è sicuramente un lavoro più pesante, ma mi piace molto perché la gente rimane stupita e soddisfatta di come ritrova la sua auto pulita, a casa propria o al lavoro, senza doversi spostare, attendere il lavaggio o perdere tempo per portarla a pulire.

È un lavoro che fa la differenza, proprio come piace a me!

Ci saranno dei cambiamenti per me e per i miei ragazzi, ma siamo una bella squadra!

Quello che conta davvero per me è l’amore incondizionato che ho per i miei figli.

Grazie alla mia forza, al mio coraggio e alla mio voglia di fare dei cambiamenti per migliorare, oggi sono la donna che sono: libera e che si prende cura di sé, oltre che dei propri figli.

 


La storia di Cinzia: Mamma e Insegnante di Tennis

Mi chiamo Cinzia e questa è la mia storia.

Meglio, questa è la storia del mio grande amore per uno sport, il tennis, e per i suoi piccoli praticanti, i miei allievi.

Nasco negli anni 60 in una famiglia che definirei medio borghese, e questo è importante da dire perché possiate capire che certe situazioni erano meno scontate di oggi: noi ragazze abbiamo combattuto parecchio, spesso in silenzio, per arrivare a traguardi che oggi sembrano naturali.

Ero una ragazzina bionda, diligente, che non creava particolari tensioni in una casa dove la tensione, purtroppo, era un membro di famiglia.

Mia madre sognava per me una carriera da pediatra, mio padre diceva che avrei dovuto studiare per fare il notaio, o il magistrato; entrambi in realtà pensavano che mi sarei sposata e avrei avuto bimbi biondi (tre, dicevano) da accompagnare a scuola, e questo, essendo io una donna, avrebbe dovuto essere abbastanza.

Il tennis era lo sport di famiglia: giocavamo tutti.

I riflettori di casa e le aspettative erano però puntati su mio fratello minore; io giocavo una sorta di sport “ minore”.... ero una donna!

Non ero comunque certo un talento naturale: di naturale c’era in me la volontà che mettevo negli allenamenti, la testardaggine nell’inseguire i miei obiettivi, una certa incoscienza dei miei limiti...

A diciotto anni, dopo la maturità, chiedo e ottengo di poter andare a Roma per sostenere l’esame per entrare alla Scuola Nazionale Maestri di Roma.

In quegli anni era il tempio per chi volesse diventare maestro di tennis: migliaia di domande e 50 posti annui disponibili!

Sostengo l’esame e...vengo ammessa, unica ragazza di quell’anno.

Non sapevo davvero come dirlo ai miei: ricordo che appiccicai con lo scotch sul portone la lettera d’ammissione e passai fuori alcune ore: speravo che avrebbero “digerito” la questione.

Significava che sarei andata a Roma ,a vivere da sola (!) per un anno almeno, che non avrei fatto il pediatra, né il notaio ma, come diceva accorata mia madre “un mestiere da uomini, per niente adatto ad una ragazza”.

Non erano convinti, ma non si sono opposti: ho dovuto giurare che l’anno successivo sarei tornata e avrei ripreso gli studi.

Comincia così la parte felice della mia lunga storia d’amore con il tennis: un anno di spensierata libertà e di scoperte, tanto lavoro, quarant’anni di insegnamento, un’impresa tutta mia fondata appena tornata a casa che ancora resiste.

Nel mezzo un bimbo biondo, che ora è un uomo, lo ho avuto per davvero, e ho fondato una squadra di cricket con alcuni ragazzi che giocavano senza niente in un parcheggio, e ho persino avuto una trasmissione televisiva tutta mia (ovviamente si parlava di tennis) e ora uno dei ragazzi del cricket gioca in nazionale.

E potrei raccontarvi migliaia di storie, di vittorie, di sconfitte, in campo e fuori, ma sarebbe troppo lungo e dimenticherei di sicuro qualcuno o qualcosa di importante.

Non ho mai smesso di imparare, però, né di divertirmi con il mio lavoro e, nei momenti difficili, è sempre stato lui la mia ancora e il mio stimolo a fare meglio.

Negli anni la società sportiva che ho fondato rientrando a casa è diventata una realtà importannti: ho diversi collaboratori, per la maggior parte uomini, sono stata premiata come “Woman of the Year 2020” dall’Associazione che forma i professionisti dell’insegnamento del tennis, e sono ormai migliaia gli allievi che hanno gioito, sofferto e imparato con me.

Di molti, nel corso degli anni, ho perso le tracce, con molti ancora sono in contatto, in alcuni so di aver lasciato un’ impronta, come loro la hanno lasciata in me.

Su tutti Ermanno, bimbetto di allora nove anni, che una sera nebbiosa di novembre bigia come lo sono certe sere in Brianza, al termine dell’allenamento ha illuminato il campo con il suo saluto: “Ciao Cinzia, stasera sono proprio...sudato di gioia!”.

Un arrivederci che ancora mi suona dentro e mi riempie di orgoglio e di felicità, più di qualsiasi trofeo che io abbia mai sollevato al cielo. 


La storia di Donatella e il suo amore per i cani e i gatti

11 febbraio 2017

Inizio di una avventura meravigliosa.

A gennaio una nevicata epocale mette in ginocchio il SUD e gli animali rinchiusi nei canili rimangono bloccati per il crollo delle strutture e per l'incuria di chi avrebbe dovuto tutelarli.

Pochi ma GRANDI volontari iniziano a chiedere AIUTI....sono pochi, sono soli...

NON CE LA POSSONO FARE E I CANI MUOIONO.

Con molto istinto, poca razionalità e, devo dire, tanta incoscienza il mio compagno di vita,

Riccardo Ballario, ed io, ci mettiamo in viaggio per Campobasso, per portare aiuti generosamente offerti da molti cittadini torinesi e da canili della nostra zona.

Lo spettacolo che ci si presenta davanti è SURREALE, decisamente sconosciuto e impensabile da noi del NORD.

Canili crollati, inagibili, cani patronali legati e lasciati morire di gelo perché irraggiungibili: una situazione davvero INIMMAGINABILE che se non vista con i propri occhi non si può descrivere.

TORNIAMO IRRIMEDIABILMENTE CAMBIATI.

CERTE SITUAZIONI NON TI ABBANDONANO PIÙ.

E da qui nasce l'idea: perché non unirci e aiutare?

Per 'SCHERZO' nasce su Facebook una proposta: 'CHI VUOL ESSERE CON NOI ANCHE SOLO CON UN PICCOLISSIMO CONTRIBUTO A TESTA CHE, MOLTIPLICATO PER TANTI, PUO' FARE LA DIFFERENZA?'

Cosi nasce IL GRUPPONE, l'unione di tanti cuori che hanno solo un obiettivo...AIUTARE...chi più ne ha bisogno, senza fare distinzioni fra nord e sud, ma semplicemente AIUTARE CHI NON HA VOCE....PERCHE’ IN TANTI SI PUÒ!

Il 14 marzo del 2019 la mia mamma ci lascia, in modo del tutto imprevisto.

Il nostro non è stato mai un rapporto perfetto e allora nasce un’ altra idea: costruire qualcosa che mi lasci per sempre di lei un ricordo positivo.

Nasce cosi l’Associazione UNAIUTOACHINONHAVOCE ODV con un progetto: costruire con quello che la mia mamma mi ha lasciato, un mini rifugio, costituito da n. 5 box riscaldati, dove dare riparo ai randagi, reinserirli alla vita, e trovare loro una bella famiglia.

Questo piccolo rifugio prende il nome LA CASA DI ALICE...perché?

Perché la mia mamma, da sempre, mi diceva: ‘‘Quando non ci sarò più scrivi ‘ALICE E’ TORNATA NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE’’.

Ed eccoci qua, una vita che rinasce a 50 anni, una vita che non e’ piu quella di prima, ma una vita con uno scopo, quello di aiutare chi non ha voce, una vita in cui ho fatto pace con lei, perché comunque, grazie a lei, tutto ciò è stato possibile.

GRAZIE MAMMA ❤️

 


La storia di Barbara, Imprenditrice e Coach

Mi chiamo Barbara Bologna e nel 2009 ho fondato Big Horses, un sogno diventato realtà: oggi è un brand leader nel settore dell’equitazione che si distingue per attenzione ai dettagli, affidabilità e creatività.

Sono nata come stilista di moda e, insieme alla mia mamma, ho iniziato a lavorare nel settore della sartoria su misura.

Nel 1994 ho deciso di aprire la mia attività manifatturiera ed è così che è iniziato il mio viaggio di imprenditrice.

Quando mi sono trasferita a Vigevano, mi sono innamorata di un cavallo, arrivato in scuderia in pessime condizioni, che è stato curato e salvato da morte quasi certa.

È in questo modo che ho iniziato a praticare questo splendido sport.

Ed è stato quel momento che ha cambiato la mia vita!

Grazie a questo ho iniziato a studiare soluzioni ideali per la prevenzione e la cura del cavallo.

La passione e la volontà erano talmente forti che mi hanno aiutata a superare le numerose difficoltà iniziali e ad arrivare a creare una realtà oggi riconosciuta nel settore.

È nata anche un’amicizia speciale con la proprietaria della scuderia dove risiedeva il mio cavallo e questo è stato il valore aggiunto che ha contribuito alla buona riuscita del progetto.

L’idea primaria è sempre stata quella di salvaguardare il garrese del cavallo e di prevenire eventuali dolori che sarebbero potuti risultare di difficile gestione nel tempo.

Servivano macchinari particolari per realizzare i prodotti adatti.

I costi, i lunghi tempi di attesa e il salto nel buio che avrei dovuto fare, avrebbero fermato la maggior parte degli imprenditori, ma non me, la mia passione e ciò che sentivo come lo scopo della mia vita.

La tenacia, la forza, il coraggio, la fiducia non mi hanno mai abbandonati durante le numerose prove con i pochi strumenti a disposizione: è così che è nato Big Horses e si è fatto conoscere dal grande pubblico dell’equitazione, anche grazie alla partecipazione alle più rinomate fiere di settore e alla presenza sui campi di gara, che hanno garantito una visibilità immediata.

La qualità e la durevolezza dei prodotti, uniti all’intento di salvaguardare il benessere dei cavalli e a favorire il comfort dei cavalieri, mi hanno permesso di attrarre l’attenzione del pluricampione Roberto Arioldi.

È nato così anche il portale www.bighorses.it che ha nel configuratore personalizzato l’elemento distintivo.

In questa maniera anche i cavalieri e le amazzoni geograficamente lontani dalla sede principale, hanno avuto la possibilità di acquistare in totale autonomia e sicurezza i sottosella, le cuffiette e le coperte create dalle mie mani.

Attorno a Roberto Arioldi si è creato il “Jumping Team” che segue gli insegnamenti del maestro e sul quale Big Horses ha deciso di investire molto, per favorire la crescita dei giovani atleti.

Durante l'emergenza Covid 19, ho deciso di mettere a disposizione tutta la mia professionalità ed esperienza realizzando le prime mascherine in tessuto disponibili sul mercato durante il lockdown.

La richiesta da parte delle famiglie e delle farmacie è stata importante, il bisogno era impellente e necessario e con il mio team abbiamo lavorato senza sosta per soddisfare l'urgenza delle richieste con tutte le difficoltà della situazione.

Oggi e fino a quando sarà necessario continuerà la produzione dei copri naso-bocca "Bigmask".


La storia di Anna, Imprenditrice ed Estetista

Mi chiamo Anna Bartolini e fra poco compierò 53 anni.

Mi sento ancora molto giovane e ho ancora tanta voglia di fare, imparare cose nuove, crescere e aiutare chi vuole intraprendere il lavoro che faccio e che adoro.

Nasco da genitori oramai già un po' grandini per essere la fine degli anni 60, cresco in aperta campagna, libera di camminare e svolazzare fra la natura.

Dopo la scuola dell’obbligo, proseguo i miei studi frequentando l’Istituto Alberghiero di Montecatini Terme.

Non so bene ancora cosa vorrò fare da grande, ma ho ben chiaro che mi piacerebbe stare a contatto con il pubblico.

Mi piace ascoltare le storie delle mie amiche, condividere problemi, e se posso, cerco di aiutarle a risolvere i loro problemi... estetici!

La depilazione diventa un’esperienza di bellezza unica nel suo genere! Eh si dai 15 ai 20 anni circa, i peli non si devono vedere!

Mi accorgo che mi piace fare la manicure, la pedicure, dare lo smalto, truccare e soprattutto prendermi cura della bellezza delle persone.

E questo diventerà negli anni a seguire il mio lavoro, oltre che la mia passione.

Ho lavorato facendo così vari tipi di esperienze e mi rendo conto che non mai fatto fatica, non mi è mai pesato lavorare, ma anzi la soddisfazione di vedere le persone migliorare, sentirsi bene, e soprattutto aiutarle a prendersi cura di loro stesse mi ha portato indietro una carica e una felicità che non prezzo.

Così nel 2003 apro il mio negozio che ho chiamato FOR YOU.

L’ho aperto insieme a una collega che, dopo qualche anno, si è ritirata e ora la gestisco da sola.

FOR YOU: per Te, per la tua bellezza e per il tuo benessere.

 


La storia di Cris, Mamma e Make Up Artist

Avevo all'incirca 9 anni quando ho immaginato, per la prima volta, di lavorare nei backstage televisivi.

Fare la truccatrice mi avrebbe permesso di essere protagonista di un progetto creativo senza essere troppo al centro dell'attenzione.

Il tempo passa e la vita ti porta a fare scelte che, a volte, ti allontanano dal tuo sogno.

A 20 anni mi sentivo inutile nei panni di una segretaria!

Ma mi ero preparata un programma che mi avrebbe permesso di cambiare senza pesare sui miei genitori.

Una sera feci il "discorsetto " a mamma e papà, che con mio grande stupore dissero subito di sì.

Il cuore mi batteva forte quando ho deciso di licenziarmi e al mio fianco avevo mio padre.

Ho seguito, passo a passo, il programma che mi ero stilata.

Un lavoro pesante mi pagava le lezioni di trucco, e nei momenti di sconforto pensavo che un giorno avrei fatto qualcosa di bello, ciò che avevo sempre sognato.

Ero brava, avevo passione e presto sono arrivate anche le opportunità.

Già dalle prime esperienze lavorative ho capito che quel mondo era mio: c’era energia ovunque!

Ero davvero nel posto giusto: mentre truccavo ero in un altra dimensione e vedevo davanti a me il sorriso sul viso di chi avevo truccato.

Oggi il mio sogno é diventato realtà e mi potete trovare come “crismakeup” all'interno del salone Franco Curletto di Torino.

Oltre al trucco, mi sono specializzata nella cura delle sopracciglia e sono sempre alla ricerca di novità che completino la mia professione. 


La storia di Paola, Imprenditrice nel Tech

Mi chiamo Paola, mi diverte definirmi come la 'perfetta imperfetta', e ci è voluto qualche anno per poterlo dire con un sorriso.

Nasco a Roma intorno agli anni '80 quando i pomeriggi erano scanditi dai compiti assegnati sul diario e dall’ora della merenda.

Erano pomeriggi lenti, dove al massimo tornavi a casa dal doposcuola e facevi qualche attività sportiva.

Ho avuto un'infanzia-adolescenza-gioventù ‘movimentata’ ma mi ritengo in qualche modo fortunata.

Fortunata perché nonostante le esperienze ho mantenuto uno spirito positivo e accogliente, perché quello che ho vissuto fa parte della mia storia e della persona che sono oggi.

Di quegli anni mi è rimasta la timidezza, la riservatezza e un carattere un po’ introverso, ma anche una forte empatia e sensibilità verso le persone.

Arrivando ad oggi, la Paola attuale è il risultato di una trasformazione dovuta a qualche cambiamento e qualche rottura di schema.

Credo che nella vita, un certo tipo di cambiamenti siano necessari per vivere delle esperienze che diversamente non verrebbero vissute.

Ed è per questo che dopo la laurea in Sociologia e le idee poco chiare sul mio futuro ho iniziato a lavorare in un’azienda Tech.

Le sfide mi hanno sempre un po’ intimorito ma anche attratto e così, un’esperienza nata un po’ per curiosità, si è trasformata in un lavoro che dura da molti anni.

Ci sono stati alti e bassi, dubbi ma anche soddisfazioni.

Ma questo vale per tutti. Negli anni, ho compreso che non siamo noi a scegliere il lavoro, ma è il lavoro a scegliere noi in base a qualcosa di più grande: le leggi della vita.

E così ogni attività che svolgiamo rappresenta un passaggio di crescita e maturazione.

I progetti su cui lavoro oggi mirano ad aiutare le persone, altre donne come me, a lavorare in modo diverso, a costruirsi una possibilità; la tecnologia è uno strumento per migliorare la qualità della vita.

E così è nato Ovysion, un ufficio virtuale da cui gestire i clienti e la propria attività.

L’aspetto che mi piace di più è che le persone sono al centro della scena, l'elemento su cui ruota tutto.

Sto lavorando per costruire una 'rete in rosa’, fatta di donne, imprenditrici, professioniste, un network su cui contare per imparare, crescere e creare delle bellissime alleanze.

Se dovessi racchiudere il mio pensiero in una frase, questa è quella che sicuramente si avvicina di più: "Alone we can do so little, together we can do so much" (Helen Keller) 


La storia di Mia, Wedding Planner e Mamma

Mi chiamo Mia e 4 anni fa ho scelto di diventare Wedding Planner coniugando la mia capacità organizzativa all'innata creatività.

La passione per il gusto è nata all'interno del mio ristorante e deriva dalle radici piemontesi ed emiliane, fatte di buon cibo e ottimo vino.

Un universo fatto di passione, creatività, immaginazione e cura per i dettagli, dove la mia fantasia e il mio amore per le cose belle hanno trovato un terreno fertile per far germogliare le idee innovative che custodivo da anni.

È proprio qui, in Wedding Mia, che questa voglia di creatività ha trovato modo di esprimersi, di esprimere con passione le intuizioni che mi avevano accompagnato per lungo tempo e a cui finalmente ho dato vita.

Lavoro su Torino e nel nostro amato Piemonte, con una predilezione per le Langhe, luogo di nascita di mia mamma (per esattezza l’Alta Langa).

Anche La Liguria, però, mi ha dato e mi dà grandi soddisfazioni lavorative con le sue scogliere e i panorami mozzafiato.

La mia agenzia, Wedding Mia, è italiana, ma al suo interno si parla anche inglese e spagnolo, ed è specializzata nell’organizzazione di matrimoni in queste zone rinomate per l’enogastronomia e la tradizione vitivinicola.

Il nostro intento è supportare gli sposi italiani, ma anche stranieri che vogliono godere di un vero ed autentico Italian Destination Wedding, nell’organizzazione del proprio giorno speciale con un occhio rivolto alla selezione della giusta location e del catering perfetto: aver avuto un ristorante per anni ed essere Sommelier e American Bartender rendono questi aspetti per me e per i miei sposi fondamentali per la riuscita di un evento unico ed irripetibile come il Matrimonio.

Last but not least, le collaborazioni consolidate con professionisti del settore completano il progetto logistico e di design che sta dietro al lavoro di mesi all’unisono intrapreso da me e dalle mie coppie: i dettagli estetici e che donano calore non mancano mai nei miei eventi. 


La storia di Manuela, Wedding Planner e Mamma

Sono Manuela Gioria, Wedding Planner che vive e lavora nell' Alto Verbano, zona del Piemonte tra laghi, monti e bellissimi paesaggi che, tra l'altro, si prestano per organizzare eventi dotati di una cornice naturale già meravigliosa di per sé.

Credo fermamente nel matrimonio, nella famiglia e nell’amore.

Si, sono un' inguaribile romantica e non posso farci niente.

Per questo desidero creare una festa indimenticabile per ogni evento importante della vita: baby shower, compleanni, battesimi, comunioni, anniversari e matrimoni.

Ogni evento è unico; per questo è indispensabile pianificarlo ed organizzarlo in modo scrupoloso, preciso e con originalità.

Un pizzico di freschezza e di brio sono gli ingredienti che fanno la differenza e possono rendere memorabile per noi e per i nostri ospiti l'evento stesso; non ci sono seconde occasioni, per cui essere organizzati e precisi è il mio mantra.

Il giorno del mio matrimonio è stato il più bello della mia vita (non era ancora nata la mia bambina) ed esattamente come lo avevo sempre sognato fin da piccola.

Per questo, il mio obiettivo è riuscire a realizzare un giorno altrettanto indimenticabile per ogni sposa che deciderà di rivolgersi a me per l'organizzazione del suo matrimonio.

Mi occupo anche di consulenza per coloro che desiderano organizzare in autonomia il loro grande giorno, ma hanno necessità di un piccolo supporto per chiarire specifici aspetti poco chiari o di cui non conoscono tutte le sfaccettature.

Infine gli sposi (anche coloro che hanno organizzato in autonomia il loro matrimonio) hanno la possibilità di richiedere il servizio extra del wedding day coordinator.

La mia presenza sarà discreta, in grado di risolvere piccoli imprevisti del momento, senza che gli invitati o gli sposi se ne accorgano; organizzerò il giusto timing per l'ingresso in chiesa di sposo, testimoni, damigelle, paggetti e sposa, suggerirò il momento giusto per il lancio del bouquet, allestirò la confettata, il tavolo delle bomboniere e tanto altro ancora.

Gli sposi dovranno pensare solo alla lista degli invitati, al resto penserò io!

 

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